Un filosofo al cinema

Last Updated on 23 Febbraio 2006 by CB

Cosa pensa un filosofo quando vede un film? Gilles Deleuze, ad esempio, scrisse di cinema quando dei problemi filosofici lo spinsero a cercare delle risposte nel cinema. Così Umberto Curi in questa raccolta di recensioni: cerca il confronto con ciò che i fotogrammi ‘dicono’ intorno a grandi questioni; riconoscendo che un film ‘pensa’, riflette sul contenuto di questo pensiero, fa incontrare due discipline unite dalla ‘capacità di creare’. Creatività usata per leggere un film in modo diverso, andando a rintracciare nel passato le radici culturali dei temi trattati da una pellicola.Un filosofo al cinema è diviso in sei sezioni che tematizzano le scelte: Lo straniero che ci abita, che affronta il tema del rapporto con l’altro; Eros e Thanatos, sull’intrinseca connessione tra amore e morte; Icone della duplicità, che si riferisce all’archetipo dell’ambivalenza nella natura umana; Meditatio Mortis, sul mistero e il paradosso della condizione umana; Morfogenesi della violenza, in relazione alla società; Donare il tempo, che ragiona su quell’orizzonte dove inevitabilmente si collocano gli eventi della nostra vita.

Per ogni film recensito, o pensato, l’autore, guarda all’indietro, in cerca di paletti solidi, sorpassando a ritroso non solo un secolo abbondante di cinema, ma millenni di storia e letteratura. Si rifà all’Antico Testamento quando scrive di Peter Weir e al Leviatano di Hobbes quando affronta Martin Scorsese; per Giuseppe Piccioni scomoda l’Odissea, per Marco Bellocchio l’Antigone di Sofocle.

È insolito vedere un film ricondotto in un percorso culturale che viene da lontano, ed è divertente leggere una stroncatura nientemeno che per una mancata osservanza della Poetica di Aristotele («Colui che rappresenta semplicemente il mostruoso non ha niente a che fare con la tragedia»). A subire il ragionamento del filosofo è Mel Gibson che ne La passione di Cristo punta «sull’accumulazione quantitativa di scene di tormenti e sofferenze, senza lasciare nulla implicito». In una direzione esattamente opposta, dunque, rispetto a quella raccomandata da Aristotele. Sembra sottinteso un consiglio al regista per il prossimo film: pensare prima di girare.
(Francesco Gatti)

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Ivy Compton-Burnett

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