Tradurre, o l’arte del senso ‘negoziato’

Last Updated on 22 Ottobre 2003 by CB

Il segreto della traduzione sta nel ‘quasi’. Se si pretende di dire la stessa cosa in un’altra lingua le trappole sono pressoché infinite. E “in certi casi – avverte invece Eco per spiegare il titolo – è persino dubbio cosa voglia dire ‘dire’ “.La ‘fedeltà’ di una traduzione non consiste nell’ ‘esattezza’, ma semmai nella lealtà, onestà, rispetto, pietà per il testo e per l’autore. E questo vale sia per le traduzioni vere e proprie (da una lingua all’altra, appunto), che per gli adattamenti o le “trasmutazioni” da un linguaggio a un altro (da un libro a film, da un romanzo a un fumetto, ecc.).

Umberto Eco ha vissuto l’esperienza diretta di revisore di traduzioni, di traduttore (sua la versione italiana degli Esercizi di stile di Queneau), di autore tradotto in molte lingue e … ‘trasmutato’ (“Il nome della rosa” diventato film). Non a caso il titolo “Dire quasi la stessa cosa” viene completato da “Esperienze di traduzione” e l’analisi teorica dei problemi va sempre di pari passo con le esperienze vissute in prima persona: compresa quella ludica di affidare l’inizio della Genesi al traduttore automatico di Altavista facendogli attraversare quattro lingue con effetti devastanti e comici; o di scovare in traduzioni altrui dei “training courses” trasformati in “corse dei treni”.

Il libro, che parte da lezioni e seminari tenuti a Toronto, Oxford e Bologna, è un percorso attraverso le insidie, le ambiguità, i livelli, le interpretazioni, la varietà di significati dei testi. Non è un trattato e non è destinato solo agli specialisti, denso com’è di ragionamenti, esempi e curiosità intorno al testo, sia esso un romanzo, una poesia, un film o un quadro. E’ utile ai lettori attenti, perché diventino più smaliziati. Ma potrebbe esserlo anche a insegnanti e studenti impegnati fra testi di lingue vive o morte come se tradurre fosse solo una questione di grammatica, sintassi e uso del dizionario.

Poiché non esiste né la lingua perfetta, né la traduzione perfetta, il traduttore deve accompagnare il lettore attraverso il confine tra mondi, lingue, culture diverse, senza illudersi, o illuderlo, di trovarsi nel testo originario. Il suo compito, è la tesi di Eco, è produrre non tanto la ‘stessa cosa’, ma lo stesso ‘effetto’ in una lingua o in un linguaggio diversi.

Per ottenere questo risultato il traduttore (come l’autore, e lo stesso lettore) deve sempre saper rinunciare a qualcosa: la traduzione più ‘fedele’ diventa così il risultato di un processo continuo di negoziazione, di un accordo tra autori e testi in cui tutte le parti in gioco escono “con un senso di ragionevole e reciproca soddisfazione sulla base dell’aureo principio per cui non si può avere tutto.”
(Luciano Minerva)

Su Internet
Porta Ludovica

Rispondi

Ivy Compton-Burnett

Ivy Compton-Burnett

Archives

Translate

Stats

  • 2.052