Ti spiego

Last Updated on 24 Aprile 2010 by CB

La cosa che stupisce subito è il ritmo della lettura. Questo libro non vuole pause, bisogna arrivare subito alla fine, come succede per un giallo.
La domanda che sta dietro le pagine è semplice. Mario, sessantenne da poco in Brasile con la nuova moglie e un figlio piccolo , scrive alla ex Cristiana, dalla quale è divorziato da 15 anni, che vive a Roma con i loro figli grandi e ha un secondo matrimonio. Un giorno Mario le scrive: si sente vecchio, dice, e vorrebbe rivivere un po’ della sua giovinezza scambiandosi delle lettere con lei. Da qui parte un epistolario, di cui leggiamo solo le lettere di Cristiana, e solo indirettamente intuiamo quello che lui le scrive. La ricostruzione del rapporto è dunque asimmetrica – come lo può essere un monologo – ma risuona di una veridicità intensa.

A tratti apertamente recriminatorio a momenti rasserenato dai pochi ricordi di armonia, Ti spiego (titolo neutro che dissimula un crescendo emotivo) è uno sguardo retrospettivo – a suo modo onnisciente – dentro la relazione; è preciso come una vendetta voluta dal destino. Una scatola nera dove l’inizio (sbagliato) segna la rotta, che rivela tutti i movimenti, le cose taciute, i tradimenti sottili e forse più pervasivi, l’idea ‘cinematografica’, l’intuizione delle qualità di Mario. Le influenze di un amico che coltiva la zona d’ombra, cattiva, feroce. Cristiana non si assolve certo. Ma si salva. E la domanda iniziale – che intenzioni abbia Mario dietro questo scambio di lettere – alla fine è superata, dal disvelarsi di lei. (Cristina Bolzani)

Cavallo di Ferro

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L’inizio

Mario,
ricevere la tua lettera mi ha emozionata. Inutile dirti che non me l’aspettavo. Siamo separati da quindici anni e fino a che sei stato qui i nostri rapporti sono sempre stati molto civili, direi quasi amichevoli. Certo, con due figli non poteva essere altrimenti, ma noi siamo andati oltre, siamo stati più bravi di tanti altri. Poi, sei mesi fa, ci hai comunicato che per ragioni di lavoro dovevi trasferirti, che te ne andavi dall’altra parte dell’oceano. Ci ha fatto impressione un po’ a tutti e tre. Quando dopo cena te ne sei andato, Ruggero mi ha chiesto: «Ma non dovrebbero essere i figli a trasferirsi dall’altra parte dell’oceano?». Non sapevo cosa rispondergli, ma ci ha pensato Riccardo, gli ha detto: «Sì, è per questo che si è trasferito lui».
Certe volte ti invidio, essere considerato figlio dai propri figli deve essere divertente. Io sono sempre stata il
punto fermo, la madre che lavorava dalla mattina alla sera. Tu quello che quando arrivava travolgeva ogni regola. Con te mangiavano per terra, non si lavavano, sentivano strane telefonate che facevi di notte alle tue
fidanzate convinto che loro dormissero, se andavano male a scuola non li rimproveravi. Per loro sei sempre
stato più un fratello che un padre. Inutile negarti che per questa ragione hanno anche un po’ sofferto.
Ma ricevere questa tua lettera mi ha emozionata. È per questo che ti rispondo con tanto ritardo, perché non
sapevo davvero cosa dirti, perché quello che mi hai fatto leggere tu mi ha turbata. Per quindici anni abbiamo
fatto due vite che andavano parallele per via dei figli, ma lo facevamo solo per loro, per il resto sono state sempre due vite molto separate.
Durante questi ultimi giorni mi sono chiesta soprattutto una cosa, mi sono chiesta cosa vuoi da me. E per-
ché adesso, e con tutta questa distanza di mezzo. E quindi diciamo pure che la mia prima domanda è proprio
questa, perché nella lettera tu una spiegazione non la dai, anzi, come al solito dai tutto per scontato. Devo
confessarti che una cosa mi ha addirittura fatto un po’ sorridere, quando a un certo punto mi chiedi se sei stato il più grande amore della mia vita. Lì ti ho proprio riconosciuto, eri tu. Le solite classifiche che ti hanno tormentato tutta la vita. Ne ricordo una, una specie di pagella, anzi, due pagelle, dove al posto delle materie scolastiche c’erano i pregi e i difetti. Su una pagella c’era il nome della ragazza che avevi prima di me, sull’altra il mio. Ed era incredibile come somigliassero veramente a due pagelle scolastiche. Al momento, ancora prima di valutarle, non ho potuto fare a meno di immaginarti che entravi in una cartoleria a cercare un tipo di cartoncino che avesse proprio il colore e la consistenza delle pagelle, e poi tutto il tempo che devi aver impiegato a compilarle, a renderle proprio una copia quasi perfetta di quelle vere. Me le consegnasti entrambe una sera, dopo cena. Hai aspettato che le leggessi stando in piedi davanti a me che ero seduta, e quando le ho chiuse mi hai detto: «Questo affinché tu sappia per sempre perché ho scelto te». Lì per lì credo di averti fatto un sorriso.
Non potevo fare altro, eri troppo agitato, eri convinto di avermi fatto la più grande dichiarazione d’amore che
un uomo potesse fare a una donna. Ma io, a essere sincera, e scusami se te lo dico con tanto ritardo, quelle due pagelle le trovai un po’ offensive. Io non volevo essere migliore di nessuno. Tra di noi, quello che voleva essere sempre il migliore eri tu.
Oggi abbiamo più di sessant’anni e tu mi vieni a chiedere se sei stato il più grande amore della mia vita.
Non me l’hai chiesto quando eravamo sposati, né in tutti questi anni che abbiamo continuato a vivere nel-
la stessa città, ne hai avute di occasioni, no? Poi te ne vai a vivere dall’altra parte del mondo e dopo nemme-
no un mese mi scrivi una lettera che mi lascia senza parole.
Alla nostra età mi sembra una domanda infantile, come se ancora non sapessimo che gli amori, nel corso
di una vita, non fanno nessuna gara. Sai, a sessant’anni i primati cominciano a piacermi sempre meno. E poi,
vorrei ricordarti che ci siamo risposati entrambi. Io da più di dieci anni, e tu, dopo tante burrasche, da tre, e
con una donna molto giovane e bella con la quale stai condividendo un’esperienza che dovrebbe essere stra-
ordinaria. Te ne sei andato a vivere in un altro continente, stai riscuotendo un successo dopo l’altro nel tuo
lavoro e hai avuto un altro figlio che oggi ha poco più di un anno. Scusami, ma non ti capisco. E allora, prima
di andare avanti con discorsi che mi sembrano incomprensibili, ti chiedo due cose. La prima è cosa vuoi da
me, e la seconda perché, nell’era delle comodissime e-mail, mi mandi una lettera e mi chiedi di risponderti
nello stesso modo.
Ti abbraccio
Cristiana

Ivy Compton-Burnett

Ivy Compton-Burnett

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