The holy innocence

Last Updated on 18 Novembre 2003 by CB

Una storia ambientata a Parigi nel Maggio ’68 diventa ‘la’ storia del Sessantotto. L’effetto soavemente mistificatorio del cinema – che sa rendere ‘esemplare’ tutto ciò che entra nell’obbiettivo – è forse una delle ragioni per cui il film di Bertolucci a molti è parso irritante. Il romanzo da cui è stata tratta la sceneggiatura di The Dreamers, invece, si ferma molto prima dell’affresco sociologico, e per il suo anti-didascalismo mantiene un riuscito tono narrativo.Il romanzo (titolo originale The holy innocence) è una variazione a tre voci sul tema dell’adolescente amore per l’amore, e dell’amore per il cinema: intrecciati in modo tale che l’uno rafforza l’altro. C’è l’ ‘innocente’ Matthew, americano diciannovenne di San Diego, e i ‘perversi’ fratelli gemelli Isabelle e Théo, legati da un’attrazione incestuosa e da un padre assente e famoso, poeta.

Nel ‘quartier des enfantes’ del lussuoso appartamento di rue de l’Odèon, si consumano i giorni dei tre ragazzi, in un’atmosfera sospesa e anarchica; chi sbaglia il quiz sul cinema subisce la penitenza, ossia accetta un progressivo disvelamento di sé.

Il Bildungsroman in versione francese-liberatoria, con la disillusa voce di Trenet a fare da sottofondo dalla prima all’ultima pagina – “Que reste-t-il de nos amours?” – è raccontato con un linguaggio sobrio e sofisticato, molto centrato sulle sensazioni fisiche. Centrato su Matthew, martire nel finale, e amico ‘maieutico’ dei due, capace cioè di esteriorizzare i loro desideri e la loro consapevolezza.

Il Sessantotto è il deus ex-machina della storia, muove da lontano i personaggi e alla fine irrompe come un sasso nel loro gioco di specchi, per buttarli, con l’inevitabile trauma (e un simbolismo un po’ retorico) nella Storia.
(Cristina Bolzani)

da The Dreamers, Rizzoli, Milano 2003
Il padre (di Theo e Isabelle, n.d.r.) era un fossile travestito da dandy, una scultura di Giacometti con indosso una vestaglia di seta, che viveva la sua vita sull’orlo di un baratro, ma con la stessa serenità con cui si potrebbe vivere in una villa sulla sponda di un lago svizzero.

Biografia
Gilbert Adair, giornalista, critico cinematografico, sceneggiatore e traduttore di Georges Perec, scrive sull’Independent on Sunday. Ha pubblicato numerosi saggi e romanzi.

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Ivy Compton-Burnett

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