Teoria e storia dell’aforisma

Last Updated on 12 Agosto 2004 by CB

Dalle sue Maximes parte la scuola francese che arriverà ai Carnets di Valery e Cioran. Ma il genere dell’aforisma ha radici molto più lontane di La Rochefoucauld, si perde nella Grecia dalla pregnante brevitas dei presocratici e degli stoici.

Furono gli stoici a passare dall’aforisma ‘per estrazione’ , ossia la citazione da un testo precedente, all’aforisma ‘per creazione’. L’ispirazione filosofica dell’aforisma trova la sua massima espressione in Nietszche, che consacra nella discontinuità dei suoi fulminanti lucidissimi scritti l’avvento della modernità. Il pregio della Teoria e storia dell’aforisma, prima nel suo genere nell’editoria italiana, consiste innanzitutto nel dare un’interessante visione d’insieme della ‘forma breve’, vista nei suoi diversi aspetti. Vi si parla della tradizione italiana, da Guicciardini allo Zibaldone di Leopardi, fino ai conteporanei Longanesi e Flaiano e e Ceronetti.

Gli inglesi (basta pensare a Oscar Wilde: «quando la gente è d’accordo con me mi sembra sempre di essere nel torto») sono maestri della spiritosaggine laconica. Dice Auden, che «gli aforismi sono essenzialmente un genere di scrittura aristocratico. L’aforista non argomenta, asserisce; e implicito nella sua asserzione è il convincimento che egli sia più saggio e più intelligente dei suoi lettori».

Ognuno può trovare tra i molti autori citati un suo percorso, sia che preferisca la natura ‘moralista’ o quella spiritosa, o sferzante, o british. Certo è che la ferocia critica spesso ispira gli aforismi più riusciti, quelli che provocano una reazione di stupore e si fanno leggere come poesia. Maestro di nichilismo in formato pocket (e più aforista che narratore di storie) si rivela Emile Cioran. I suoi frammenti nascono dal buio dell’incertezza.

«Concepire un pensiero, un solo ed unico pensiero – ma che mandasse in frantumi l’universo.
Il saggio è qualcuno che non si degna di sperare.
Dopo certe notti si dovrebbe cambiare nome, dato che non si è più nemmeno gli stessi.
La saggezza maschera le nostre piaghe: ci insegna come sanguinare di nascosto».

Più divertente il caustico Lec dei Pensieri spettinati.
«Si abbracciarono così stretti che non rimase spazio per i sentimenti.
Si cospargeva il capo con la cenere delle sue vittime.
Ho sognato Freud. Che significa?
Aveva la coscienza pulita. Mai usata». (cb)

da Teoria e storia dell’aforisma (Bruno Mondadori, 2004, 16 euro)

«Non è detto che la maggioranza abbia sempre torto». (Ivy Compton-Burnett)

«La vita è uno sforzo che sarebbe degno di miglior causa.
L’odio deve rendere produttivi, altrimenti è più intelligente amare.
E così lui la costrinse a fare quello che voleva lei.
L’aforisma non coincide mai con la verità: o è una mezza verità o è una verità e mezzo.
I giornali hanno con la vita all’incirca lo stesso rapporto che le cartomanti hanno con la metafisica.
Ben venga il caos, perché l’ordine non ha funzionato.
Non avere un pensiero e saperlo esprimere: è questo che fa di qualcuno un giornalista.
Che cosa disgustosa uno scrittore che legge. Sarebbe come un cuoco che mangia.
La psicanalisi è quella malattia mentale di cui ritiene di essere la terapia.
I bambini giocano ai soldati, e questo si capisce. Ma i soldati, perché giocano ai bambini?
Una delle malattie più diffuse è la diagnosi.
Dipingeva i vivi come fossero morti da due giorni. Una volta che voleva dipingere un morto la bara era già chiusa.
Il male non cresce mai così bene come quando ha un ideale davanti a sè». (Karl Kraus)

Rispondi

Ivy Compton-Burnett

Ivy Compton-Burnett

Archives

Translate