Seguendo la mappa dei sentimenti sulla scia di Spinoza

Last Updated on 21 Settembre 2003 by CB

Forse è giunto il momento di smentire la famosa massima di Pascal, secondo la quale il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce. Nel saggio Alla ricerca di Spinoza, (Adelphi) il neuroscienziato Antonio Damasio si avventura, con un tono appassionato e lucido, proprio verso l’origine di emozioni e sentimenti, verso quei processi in larga parte inconsci che sono i protagonisti invisibili della nostra vita.

All’origine dei processi affettivi, questa la novità significativa del saggio, è il corpo, solo in una fase successiva integrato dal cervello. Attraverso lo studio di una paziente affetta dal morbo di Parkinson – in preda, durante un trattamento, prima a un improvviso e immotivato scoppio di pianto, e subito dopo alla concitata descrizione verbale della propria tristezza – Damasio individua una sequenza illuminante: prima viene l’emozione, la manifestazione fisica, esteriore; poi il sentimento: il pensiero, la consapevolezza. Aveva dunque ragione Spinoza, quando sosteneva che “l’oggetto dell’idea costituente la mente umana è il corpo”? Lo scienziato non ha dubbi sulla veridicità di questa intuizione.

Ma come si arriva dall’emozione al sentimento? L’emozione, sostiene Damasio, è un insieme complesso di risposte chimiche o neurali a uno stimolo esterno; risposte che, come avviene in un processo immunitario, sono finalizzate, grazie alla nostra eredità evolutiva, alla sopravvivenza e al nostro benessere. In questo senso le emozioni riguardano anche gli animali.

Il passaggio al sentimento avviene quando quella particolare modificazione corporea dettata dall’emozione viene registrata, all’interno del cervello, in ‘mappe’, ossia in configurazioni neurali che poi diventeranno – attraverso un processo ancora in parte misterioso – immagini mentali, ossia idee o pensieri; immagini definite da Damasio come “il film nel cervello”. Il cervello sente dunque i messaggi di benessere o malessere del corpo e li traduce in forma di pensieri/sentimenti di gioia o dolore, nell’ambito di un sistema integrato mente-corpo che agisce nello sforzo incessante (il ‘conatus’ spinoziano) per autoconservarsi.

Damasio arriva alla conclusione inevitabile che la capacità di rappresentare il proprio stato corporeo nella mente sia, non solo la condizione per avere dei sentimenti (e dunque precluso a esseri viventi diversi dall’umano), ma anche la condizione irrinunciabile per l’equilibrio. E afferma il valore dei sentimenti e della memoria emozionale all’interno del comportamento sociale, soprattutto per quanto riguarda i processi decisionali.

Le emozioni e i sentimenti migliorano la qualità del ragionamento, lo rendono più veloce ed efficace, lasciano prevedere gli effetti di certe scelte, ci permettono di differisco nel futuro la gratificazione di altre.

Un viaggio affascinante che ci porta nelle zone più misteriose del cervello umano: ossia di quella parte di noi, afferma il neurobiologo citando Emily Dickinson, che “essendo più vasto del cielo, può comodamente contenere un intelletto umano e, insieme, l’intero universo”. (cb)

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Ivy Compton-Burnett

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