Parole di Antonia Pozzi

Last Updated on 9 Marzo 2004 by CB

Nasce a Milano nel 1912, muore suicida ventisei anni dopo. Nei suoi versi abitano parole di sconfinamento, di levitazione. Scriveva: «Vivo della poesia come le vene vivono del sangue». Parole che perseguono la verità, con rigore e passione.

La vita sognata

Chi mi parla non sa
che io ho vissuto un’altra vita –
come chi dica
una fiaba
o una parabola santa.

Perchè tu eri
la purità mia,
tu cui un’onda bianca
di tristezza cadeva sul volto
se ti chiamavo col labbra impure,
tu cui lacrime dolci
correvano nel profondo degli occhi
se guardavamo in alto –
e così ti parevo più bella.

O velo
tu – della mia giovinezza,
mia veste chiara,
verità svanita –
o nodo
lucente – di tutta una vita
che fu sognata – forse –

oh, per averti sognata,
mia vita cara,
benedico i giorni che restano –
il ramo morto di tutti i giorni che restano,
che servono
per piangere te.

La vita

Alle soglie d’autunno
in un tramonto
muto

scopri l’onda del tempo
e la tua resa
segreta

come di ramo in ramo
leggero
un cadere d’uccelli
cui le ali non reggono più.

Pausa

Mi pareva che questa giornata
senza te
dovesse essere inquieta,
oscura. Invece è colma
di una strana dolcezza, che s’allarga
attraverso le ore –
forse com’è la terra
dopo uno scroscio,
che resta sola nel silenzio a bersi
l’acqua caduta
e a poco a poco
nelle più fonde vene se ne sente
penetrata.

La gioia che ieri fu angoscia,
tempesta –
ora ritorna a brevi
tonfi sul cuore,
come un mare placato:
al mite sole riapparso brillano,
candidi doni,
le conchiglie che l’onda
lasciò sul lido.

«Asciutte e dure come sassi o vestite di veli bianchi strappati», come lei stessa le definisce, le parole sono semplici nomi di cose, ma nitide e assottigliate di ogni onere, se non quello della propria ombra, come il colore rotondo dà sostanza alla mela di Cézanne.

Incoronate dal silenzio, maturate nella solitudine, secondo la disciplina insegnata anche da Rilke al giovane poeta, ci rammentano come ogni parola debba lottare per conservare quel «sapore massimo» dato dal connubio tra estrema leggerezza e forte radicamento.

Sfida ogni indifferente silenzio, di fatto, la storia di questa «giovinezza che non trova scampo» o lo cerca in poesia, non per varchi o passaggi di frontiera oltre la soglia fenomenica, piuttosto in dialogo perenne con voci che provengono dalla bocca dell’ombra insistenti come richiami di Persefone.

Per l’esperienza sbrecciata, la vita si tuffa oltre la vita.
(dalla prefazione di Alessandra Cenni)

Parole, Garzanti – Gli Elefanti Poesia, Milano 200, 12,91 euro

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Ivy Compton-Burnett

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