Fahrenheit 9/11

Last Updated on 26 Maggio 2004 by CB

Quando vinse l’Oscar nel 2002 con Bowling a Columbine, Michael Moore era già diventato l’idolo dell’America resistente, con un discorso durissimo, durante la serata dell’Academy Awards, contro la guerra in Iraq scatenata da Gorge W Bush. Tanto per non smentirsi, prima di vincere la Palma d’oro 2004 a Cannes, Michael Moore ha sfilato per le strade della cittadina francese con i precari dello spettacolo. Ma si è anche fatto vedere, vestito e incravattato come non gli capita spesso, con le star mondiali, sul tappeto rosso dedicato ai divi. Il suo Fahrenheit 9/11 ha ricevuto standing ovation alla presentazione e alla premiazione. «Non è un premio politico – ha detto il Presidente della giuria, Quentin Tarantino – Il fatto è che si tratta di un bel film».

Ma come si vede Moore? Come un reporter, come un regista, o come un leader politico?

Be’, innanzitutto sono onorato della risposta che ha avuto il mio film. Sono onorato come regista, perché io sono un regista e sono grato di tutto questo. Se questo film potrà illuminare i miei concittadini americani, tanto meglio. Io non sono candidato alle elezioni, non sono un leader politico. Sto solo aiutando un altro leader politico a trovarsi un altro lavoro.

Lei ha girato la disaffezione di tanti soldati americani al fronte. Esiste un’America che resiste, che si oppone alle decisioni del governo americano?

Milioni di americani sono d’accordo con me, ma non si vedono, vero? Però le loro voci non vengono ascoltate, c’è molta gente insoddisfatta di quello che sta succedendo. Io ho chiamato tre famiglie che hanno perso il loro figlio in Iraq. Tutte queste tre famiglie, sono le prime tre che ho fatto, beh, erano tutti e tre contrari a quello che sta succedendo. E io ho pensato, mio dio, sono solo tre telefonate. Cosa succede quante altre persone sono contrarie a questa guerra. Ma noi non le sentiamo. Perché i giornali non ne parlano

Nel suo film c’è per la prima volta l’orrore della guerra in Iraq vista dall’interno. Americani umiliati dagli iracheni, iracheni umiliati da soldati americani. Secondo lei l’orrore appartiene alla guerra. O lei pensa che l’America sia un paese peggiore degli altri?

Beh, questo succede sempre in guerra, però succede meno nelle guerre che sono combattute per ragioni legittime, per l’autodifesa. Quando si combatte una guerra per una ragione illegittima, quando si comincia questa guerra bombardando indiscriminatamente e uccidendo migliaia di civili, si crea una situazione di immoralità. E io non sono sorpreso dalle cose che abbiamo visto, da questi abusi, da parte dei soldati americani.

Proprio ieri morto un altro soldato italiano è stato ucciso in Iraq. Contiamo 20 morti, 3 ostaggi. Lei quanto conosce della nostra situazione? E verrebbe a girare un documentario in Italia?

Certo, mi piacerebbe venire in Italia, ci sono stato sempre pochi giorni e sicuramente mi piacerebbe stare di più. Ma adesso la domanda è. Cosa sta facendo l’Italia nella «coalizione dei volenterosi»? Sembra che la maggioranza degli italiani non sia a favore di Bush e di questa guerra. Allora come è possibile che il leader di questo paese possa farla franca. Non è imbarazzante? Io capisco che gli americani si lascino intrappolare in situazioni come questa. Noi siamo abbastanza ignoranti come popolo, con tutti i nostri soldi, con le nostre risorse, restiamo abbastanza stupidi. C’è stata una ricerca condotta dalla rivista National Geographic, circa un anno e mezzo fa. Volevano scoprire cosa sapessero i giovani americani della geografia. E l’85 per cento degli americani tra 18 e 25 anni di età intervistati non sapeva trovare l’Iraq sulla cartina geografica. Il 60 per cento non riusciva a trovare la Gran Bretagna sulla cartina. Tony Blair passa tutto il suo tempo a fare il lecchino di Bush per fargli capire dov’è. Insomma voglio dire che gli americani, attraverso il sistema educativo, e attraverso i nostri media vengono mantenuti nell’ignoranza su quello che succede nel mondo. Voi lo sapete, noi non sappiamo nulla di quanto accade. E questo è lo stato delle cose purtroppo. Ma voi, voi italiani, voi sapere quello che succede. Il popolo italiano sa cosa succede nel mondo, il popolo italiano sa dove è l’Iraq sulla cartina. Come è possibile che il leader del vostro paese la faccia franca? Lei non ha una buona risposta vero?

Si, infatti, è per questo che le ho chiesto di venire in Italia a girare un documentario.

Ah, lei vorrebbe che io venissi a girare? No, è un italiano che deve farlo, io poi vengo a vederlo…

Qualcuno ha scritto che la barbara uccisione di Nicholas Berg ha ricompattato l’America. Lei cosa ne pensa?

E’ molto triste che sia morto.. Io credo che lui si sia lasciato sedurre dal governo americano, ad andare in Iraq a creare business. Ma non c’è un vero tentativo del governo americano di dividere il denaro con qualcuno. Loro vogliono che la Huliburton abbia la gran parte degli appalti per la gestione del petrolio del paese. Berg era molto giovane, è molto triste che sia morto. Voleva dare il suo contributo. Ma il risultato è stata la sua morte.

Lei denuncia le manipolazioni da parte del governo americano ai danni della gente. Eppure gli Stati Uniti sono anche il paese che l’ha premiata per un Oscar, che le permette di fare film e di trionfare in Europa. Dov’è la verità?

Non ho avuto molte offerte dopo aver vinto l’Oscar. Non è che sono andato a ringraziare il mio agente, a destra e a sinistra, come molti pensano. Non mi sono fatto tanti amici a Hollywood.

Quale pensa sarà l’effetto del film?

Non so se il film cambierà qualcosa in termini di elezioni. Quello che mi interessa è che la gente vada al cinema, si diverta. Se lasciano il teatro pensando a qualcosa, bene. Se lasciano pensando che Bush va rimosso, bene. Vediamo cosa succederà.

Come si è procurato il materiale che dimostra i legami tra l’Amministrazione americana e la famiglia di Bin Laden?

E’ materiale a disposizione di tutti. E’ così facile trovarlo. Le informazioni erano state riportate. Ma gli americani non ne sanno nulla. Sono state riportate dai giornali europei. E lo stesso New York Times ed altri giornali americani ne hanno parlato. Ma loro fanno una storia e passano ad altro. Era importante mettere tutte le storie insieme per formare il quadro complessivo. E quando vedono tutto quanto insieme, lo capiscono anche loro.

Lei mostra Bush con un libro di favole in mano, in una scuola elementare, immoto e senza reazioni durante l’attacco alle torri gemelle. Anche questo era materiale a disposizione di tutti?

Stavamo seduti in ufficio e qualcuno ha avuto l’idea. Ci siamo chiesti: «Chissà se a scuola qualcuno ha girato un video?» Abbiamo chiamato il Preside e gli insegnanti. E’ emerso che in effetti lo avevano girato. E nessuno lo aveva ancora chiesto, così lo abbiamo ottenuto noi.

Lei crede che il suo film faccia paura a qualcuno?

Chi dovrebbe avere paura del mio film? Mica è un film dell’orrore. Chi potrebbe spaventarsi? Bush?

Lei che dice, Bush?

Vedremo. Se avrà un effetto sulle elezioni, allora sì che si potrebbe spaventare…

E’ quello che spera? E’ per questo che ha fatto il film?

No. Volevo fare un buon film, per la gente che va a vederlo. Non voglio fare l’ingenuo, Ovvio che vorrei Bush fuori dalla Casa Bianca. Ma non ho mai iniziato con il pensiero: cosa potrei fare per cacciar via Bush? Se avessi cominciato così, penso che non sarebbe venuto un bel film. Penso sempre prima al film e poi al messaggio politico. Il messaggio e la politica vengono da soli. Il mio pensiero principale era. Come posso fare un bel film di intrattenimento che la gente, soprattutto gli americani, va a vedere? Vediamo come andrà.

Su Internet
Sito ufficiale di Michael Moore

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Ivy Compton-Burnett

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