Irving Penn: Centennial

Last Updated on 28 Agosto 2018 by CB

La grande retrospettiva Irving Penn: Centennial al Metropolitan Museum of Art ci ricorda il centenario della nascita del fotografo noto per la meticolosa ricerca della grazia; per l’attenzione che dava, nel lavoro in studio,  alla composizione, alla sfumatura, al dettaglio.
Penn è stato innanzitutto un fotografo di moda, firma influente di Vogue per più di sessant’anni. Ma la sua specialità fu il ritratto; il soggetto era interpretato attraverso il volto ma anche con l’atteggiamento e la scelta degli spazi. È famosa  la serie di ritratti con il soggetto ‘messo all’angolo’. Ritratti di esemplare sobrietà, nei quali però il soggetto assume un’intensità speciale. La mostra ricorda la serie, che immortala alcuni personaggi culturali: Truman Capote,  Picasso e Colette, Ingmar Bergman.

Penn lavorava generalmente in uno studio o in una tenda da viaggio che permetteva un semplice sfondo di toni bianchi o grigi. Il suo fondale preferito era una vecchia tenda da teatro trovata a Parigi, di un tesssuto che era stato soffice con nubi grigie diffuse. Questo fondale ha seguito Penn da studio a studio per decenni,  ed è esposto in una delle gallerie del museo tra i ritratti famosi che ha contribuito a creare. Altri punti di rilievo della mostra sono i filmati appena ritrovati in cui si vede il fotografo al lavoro nella sua tenda in Marocco. Per quanto riguarda il suo rapporto con la luce preferita, questo brano lo descrive al meglio. «Condivido con molte persone la sensazione che vi sia nella luce naturale che entra in uno studio da nord una dolcezza e una costanza che la pongono al di là di ogni altro tipo di illuminazione. E’ una luce di tale penetrante chiarezza che anche un semplice oggetto che ne sia per caso investito assume uno splendore interno, quasi una voluttà. Questa fredda luce da nord ha una qualità che i pittori hanno sempre ammirato, e della quale i primi fotografi di studio hanno fatto uso pienamente. E’ la luce che fa cantare alcuni di quegli antichi ritratti con una intensità non superata dai fotografi venuti in seguito, nonostante questi disponessero di mezzi più sofisticati. L’illuminazione elettrica è molto vantaggiosa ma essa viene utilizzata, io credo, a spese di quella semplice chiarezza tridimensionale, quella esistenza assoluta che possiede il soggetto quando si trova davanti alla macchina fotografica in uno studio con la luce naturale da nord». (Irving Penn, Worlds in a Small Room, 1974, in R. Valtorta, Il pensiero dei fotografi)

Irving Penn – Centennial

Ivy Compton-Burnett

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