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Last Updated on 21 Settembre 2003 by CB

Il volto è l’anima del corpo, afferma Ludwig Wittgenstein. E’ un tema che ha interessato la filosofia fin dalle sue origini, ma ci sembra tanto più stimolante nell’era della chirurgia estetica, era di cancellazione di tutti quei ‘segni’ del viso che siano soggettivi, troppo soggettivi.

L’ultimo numero di Pantafilosofia (Bompiani, agosto 2003) è dedicato al significato del ritratto fotografico, al suo rapporto con il volto, e con l’anima, in un percorso che alterna riflessioni di filosofi, o più in generale di personalità pensanti, ai loro stessi ritratti, fermati in momenti occasionali, e in fondo, normali.

E “come se ci si inoltrasse – afferma Massimo Donà nell’introduzione – per le vie di una sorprendente città popolata di normalissimi abitanti, solo dotati di una particolare attitudine all’interrogazione e alla riflessione”.

Giulio Giorello ricorda Baudelaire, come per lui il volto è provocazione perché come una lunga tradizione insegna, chiama a sé l’anima di chi guarda.

Cacciari si chiede: “Quale suprema finzione! Sono io quello? O, meglio: è quello l’Io? Il superbo Ego del Cogito, che possiede il cogitare come sua sostanza, sarebbe quel volto che esprime dubbio e insecuritas da tutti i suoi pori?”

Gianni Vattimo si chiede perché è più difficile farsi fotografare che partecipare a una trasmissione televisiva.

Nel volto si incontra un inquietante ossimoro: da una parte l’energica, assertiva manifestazione della propria irriducibile soggettività in tutte le sue screziature emotive; dall’altra, il suo darsi, inerte, alla creazione che scaturisce dallo sguardo degli altri.
Afferma Umberto Galimberti, che “siamo irrimediabilmente nelle mani degli altri che con il loro ‘riconoscimento’ costruiscono la nostra ‘fisionomia’, che la psicologia e la filosofia chiamano ‘identità’. Quel che siamo sono gli altri a dircelo. Ed è solo la nostra amicizia o inimicizia con gli altri a farci accettare o rifiutare quell’aspetto che noi siamo e che il nostro volto esprime con assoluta impotenza”.
(Cristina Bolzani)

da Panta filosofia (settembre 2003), Bompiani, Milano 2003
Quando stasera o domani, nelle penombre del tramonto o dell’aurora, separate dalla notte dei sogni di cui siamo fatti, ti ritroverai di fronte allo specchio, che farai? Cercherai, come la buona Alice, di passargli attraverso per incontrare te stessa riflessa? Oppure, pensando alle impressioni che il tuo volto ha lasciato sulla mia retina e su altre pellicole, gli domanderai come la Regina Cattiva, “Specchio, specchio delle mie brame, qual è l’immagine più bella del reame?” P. Odifreddi, p.381

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Ivy Compton-Burnett

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