Folle intelligenti in Rete

Last Updated on 21 Settembre 2003 by CB

Il potente mix mediatico telefonino-Internet è destinato a mobilitare gruppi di persone sempre più grandi, per obiettivi decisi da loro, secondo una nuova forma di potere ‘dal basso’ dagli sviluppi ancora imprevedibili. Ma sono molti gli interrogativi. Ne parliamo con Howard Rheingold, studioso dell’effetto delle nuove tecnologie sui comportamenti sociali.

Lei parla di gruppi di persone capaci di organizzare azioni collettive. Ma come possono le folle essere ‘intelligenti’, in senso politico?
Credo che sia importante pensare non in termini di tecnologie, ma in termini di alfabetizzazione resa possibile dalle tecnologie. Gli intellettuali e la stampa, ad esempio, hanno reso possibile la promozione della conoscenza e la trrasmissione della conoscenza nel tempo e nello spazio. Il segreto degli intellettuali era limitato alle elite al servizio dei governanti per migliaia di anni.

La stampa ha reso possibile la diffusione dell’alfabetizzazione, in un momento in cui poche persone sapevano leggere e scrivere. La stampa però non ha creato la democrazia. Sono state le persone a farlo, e anche la scienza. Credo che siano buoni esempi di ciò che io definisco azioni collettive. Comunque, è passato molto tempo dall’invenzione della stampa, prima che le persone iniziassero ad usarla per rovesciare monarchie, creare Stati nazione democratici. Quindi credo che quando i nuovi media e le nuove tecnologie permettono alle persone di organizzarsi e preparare azioni collettive, emergono delle nuove forme di azioni politiche.

Ciò che abbiamo visto nelle fasi iniziali di questi nuovi media è una combinazione di telefono, computer ed Internet, un esempio lampante di ciò che si dice azione collettiva. Nel libro ho descritto quello che è successo nelle Filippine, dove milioni di persone hanno manifestato contro il regime: una protesta organizzata attraverso messaggi telefonici. Quando ho scritto il mio libro, le elezioni in Corea già pendevano a favore del probabile vincitore, in quanto le persone utilizzavano siti web, e-mail, e messaggi telefonici. Negli Stati Uniti abbiamo visto la nuova candidatura di Dean, un candidato nascosto diventato ora importante perche’ le persone hanno utilizzato internet per organizzarsi. Abbiamo assistito anche alle manifestazioni contro la guerra, prima della guerra in Iraq. Si tratta di prime forme del tipo di azioni politiche e azioni collettive che ora sono possibili grazie ai nuovi media.

Lei parla di organizzazione collettiva, ma c’è anche una qualità nella e della comunicazione. Come si coniugheranno qualità e democrazia in futuro?
Ritengo che se si crede nella democrazia gestita da molti, nell’alfabetizzazione di intere popolazioni che ora hanno il potere di leggere e scrivere, piuttosto che una democrazia gestita da un’elite molto colta, si vedranno sempre delle espressioni volgari, come abbiamo visto nella stampa, nella televisione e in Internet e vedremo la stessa cosa con le folle intelligenti. Vorrei sottolineare che una folla intelligente non è necessariamente una folla saggia e che la folla può degenerare nel disordine o può essere una folla fascista o una folla democratica. Vediamo molte dimostrazioni e manofestazioni, alcune migliori di altre, soprattutto nelgi ultimi 5 anni nella stampa. Io spero che attraverso l’informazione delle persone su quello che possono realizzare i nuovi media, le persone saranno in grado di utilizzarli in modo più intelligente. Questo, però non garantisce che tutti li useranno intelligentemente”.

I siti autogestiti, i blog, all’inizio erano interessanti. Poi sono diventati sempre più autoreferenziali…
“Sono trascorsi 50 anni di televisioni in cui miliardi di persone si sono sedute passivamente e hanno ricevuto quello che altri avevano preparato e venduto loro. Le persone credono in ciò che dicono radio e televisione. Ora loro si stanno esprimendo, anche se in modo referenziale. Credo che l’elemento importante dei blog e che le persone non comprano passivamente ciò che viene venduto loro da pochi, ma si stanno esprimendo. Alcune di queste espressioni sono autoreferenziali, altre riguardano ciò che sta accadendo nel mondo, alcune sono migliori di altre, ma io credo che tutte sianpo meglio di una ricezione semplicemente passiva di quello che ci viene venduto. Inoltre, credo che sia importante notare che siamo ancora alla prima fase del fenomeno dei blog, ricordiamo i primi anni del computer e di Internet, sia le tecnologie e il modo in cui le persone hanno imparato ad utilizzarle, sono cambiate e in molti casi sono migliorate nel corso degli anni”.

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Ivy Compton-Burnett

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