Acqua e Sangue

Last Updated on 6 Ottobre 2003 by CB

Nel 1987, prima di diventare un autore bestseller, con “Follia”, “Spider”, “Martha Peake” e “The Grotesque”, Patrick McGrath aveva esordito con una serie di racconti macabri che ora Bompiani presenta ai lettori italiani col titolo di “Acqua e Sangue” (Blood and Water and other Tales).Una raccolta dall’ispirazione gotica, grottesca, che dimostra già quella scrittura sensoriale (odori forti, immagini vivide) che ha in seguito caratterizzato lo scrittore.

Tredici racconti che rimandano a David Cronenberg (successivamente regista di “Spider”), e che solo apparentemente sono horror. Storie comuni, estremizzate, si fanno paradosso.

Il libro si apre con “L’angelo”, l’incontro nel lower East side di Manhattan tra uno scrittore, in cerca di spunti per una nuova opera, e un vecchio ubriacone buffamente imbellettato. Insieme rievocano gli anni ’20. E tra incenso e immondizia, tra discorsi su anima e corpo, emerge prima l’idea di un libro sull’età del jazz e poi quella di un romanzo storico sugli eretici, perché il vecchio, che è un po’ Satana e un po’ Gesù, un po’ sudicio e un po’ poetico (un po’ “sangue” e un po “acqua”?), sostiene di essere un angelo caduto.

Ne “L’esploratore perduto”, in cui una dodicenne londinese scopre un esploratore nel giardino di casa, McGrath descrive in parallelo due dimensioni: la vita borghese e l’avventura febbrile, la realtà e l’immaginazione, generando suspence con la paura dei pigmei, col delirio dell’esploratore malarico e la minaccia di una pistola carica, ultima spiaggia prima di un’orribile morte cannibalica.

Lo scrittore non pone freni alla sua fantasia tra ermafroditi e asessuati, mani mozzate che molestano le donne o che fioriscono sulle teste dei personaggi, stivali che parlano in prima persona e mosche che imparano a diventare adulte.

Ma più che orrore produce sorrisi amari, perché l’inverosimiglianza è tale da fare capire subito, e bene, che è solo ricerca di metafora. (fg)

da Acqua e Sangue, Bompiani, Milano 2003
“Il mio compagno, come ho detto, fu bollito in una zuppa pochi giorni dopo, e io venni chissà come trascurato. Le persone magre come chiodi resteranno attaccate alla vita ancora per qualche settimana, un mese o due se sono fortunate, e poi soccomberanno alle condizioni post-nucleari. E’ sorprendente che siano durate tanto. Riesco ancora a vedere qualche osso dei Murgatroid qua e là che spunta dalla neve nera e dalla cenere, e mi interrogo sul futuro. A volte immagino un paio di piccole ali che mi spuntano in alto e mi vedo prendere il volo, lasciando tutto questo indietro, ascendendo attraverso le nuvole nell’aria sottile e pulita, sempre più in alto, un piccolo stivale alato che sale a Dio”.

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Ivy Compton-Burnett

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